Tumore alla vescica, donne nei guai è tutta colpa del fumo

Tumore alla vescica, donne nei guai è tutta colpa del fumo

Ci sottoponiamo con regolarità a Pap test, mammografia e check up della pelle, ma ci dimentichiamo della vescica convinte che il tumore di quest’organo sia una faccenda che riguardi in gran parte solo gli uomini over 65. I cambiamenti negli stili di vita ci mostrano però un quadro diverso, che fa del tumore della vescica il nuovo grande pericolo nei prossimi anni anche per la salute delle donne. Attualmente si registrano in Italia circa 27.000 nuovi casi all’anno, 21.700 uomini e 5.300 donne, ma secondo gli esperti il trend è destinato a mutare ed in parte lo sta già facendo. «Mentre negli uomini il numero di nuovi casi è in calo di circa l’1%, nelle donne si registra già ora un lieve incremento che ci preoccupa », spiega Sergio Bracarda, direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Usl 8 di Arezzo. Tutta colpa del fumo che aumenta di ben cinque volte la possibilità che insorga la neoplasia. E le donne fumano sempre di più: e mentre i maschi scendono dai 6,9 milioni del 2016 a 6, le donne invece da 4,6 milioni salgono a 5,7.

Il fatto è che «buona parte delle sostanze dannose dopo essere state inalate sono eliminate dall’organismo, anche attraverso le vie urinarie, e c’è dunque un contatto». Ma ci sono anche altri fattori di rischio a fare una differenza di genere: «Il pericolo è maggiore nei lavoratori delle industrie chimiche, plastiche e in quelli esposti a carbone, asfalto e bitume spiega Emanuele Montanari, direttore dell’U.O.C di Urologia del Policlinico di Milano – ma per le donne in particolare possono rappresentare un fattore di rischio anche l’abuso di tinture per capelli e di analgesici o antinfiammatori, farmaci ai quali ricorrono con una certa frequenza per disturbi vari, dal mal di testa ai dolori mestruali».

Altro importante fattore di rischio è la radioterapia pelvica: «Nelle donne, che in seguito a tumori ginecologici, si sono sottoposte a cicli di radioterapia – prosegue Montanari – aumenta l’incidenza del cancro della vescica». A rendere più insidioso questo tumore è anche il fatto che i sintomi non sono facilmente riconoscibili e possono addirittura essere confusi con altro: «Il sangue nelle urine è in entrambi i sessi il classico segno di esordio della malattia ma spesso si pensa a infezioni, anche banali, molto frequenti nelle donne, oppure a perdite mestruali o legate alla menopausa e ciò ritarda di molto la diagnosi esponendo la donna al rischio di accorgersi del tumore solo quando è ormai avanzato». Inoltre spesso questi disturbi femminili vengono “autogestiti” con l’autoprescrizione di antibiotici. «Ma una cistite che non passa potrebbe in realtà indicare la presenza di un tumore vescicale o un carcinoma in situ a rapida evoluzione, perciò meglio farsi controllare dal medico».

Proprio a causa di questo ritardo nella diagnosi la sopravvivenza nelle donne è inferiore. «Effettivamente nelle donne prognosi e sopravvivenza sono peggiori, come ha dimostrato anche lo studio dell’University of Rochester Medical Center pubblicato sulla rivista Cancer ». I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 100mila pazienti. Ne è emerso che, una volta che la malattia è presente, il rischio di non farcela è più alto per gli afro-americani (a causa delle peggiori condizioni di vita e di salute generale, oltre che dell’accesso alla sanità) e nelle donne è quasi il doppio nel primo anno dalla diagnosi.

fonte: repubblica.it