Nanomedicina, un’arma in più contro il cancro

Nanomedicina, un’arma in più contro il cancro

La nanomedicina è sempre più importante nella lotta ai tumori. È questo uno dei temi emersi dalla prima edizione di Innovabiomed, la due-giorni dedicata all’innovazione nel settore biomedicale. L’evento si è svolto il 23-24 gennaio alla Fiera di Verona e ha visto seminari, workshop e occasioni di incontro per favorire il confronto tra i vari professionisti che trattano questa materia.

“I dati dimostrano chiaramente come il cancro, diventerà la prima causa di morte nel mondo occidentale e nei Paesi industrializzati . Nonostante gli straordinari progressi compiuti negli ultimi decenni, le malattie neoplastiche rappresentano una grande sfida scientifica, perché molti meccanismi che governano la loro crescita e diffusione metastatica sono ancora in parte sconosciuti. L’avvento delle tecnologie di analisi genetiche e molecolari ha favorito una migliore diagnosi, lo sviluppo di nuovi farmaci a bersaglio molecolare e la rivoluzione in corso dell’immunoterapia. Restano tuttavia ampie aree di ricerca e applicazione fino ad oggi poco perseguite. L’imponente potenziale delle nanotecnologie – della loro applicazione a scopo diagnostico e terapeutico per identificare le cellule tumorali e per colpirle in modo efficiente e selettivo, e dell’ultraminiaturizzazione – si sono solo appena affacciati al mondo dell’oncologia”.

Un esempio in oncologia. Grazie alla nanomedicina e alla nanotecnologia, i gusci di una proteina umana naturalmente presente nell’organismo, l’albumina, di dimensioni nanometriche, possono racchiudere agenti terapeutici (come i chemioterapici) e trasportarli direttamente nella sede del tumore. È questo il principio su cui si basa Nab paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle), un farmaco innovativo che coniuga un principio attivo di efficacia antitumorale comprovata con la tecnologia d’avanguardia basata sulle nano particelle. “Si è dimostrato efficace contro una patologia oncologica molto insidiosa come il carcinoma del pancreas – prosegue Tortora – ed è in grado di bloccare la proliferazione della neoplasia. Inoltre, attraversa più rapidamente le pareti dei vasi sanguigni per raggiungere il tumore”.

Una mancata collaborazione. La chiusura della due giorni veronese è stata affidata ad una tavola rotonda dal titolo “Il settore dei dispositivi medici in Italia: un’eccellenza storica verso l’innovazione del futuro”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo della medicina, accademia, industria e Istituzioni. “Dal confronto è emerso come nel nostro Paese vi sia un ritardo nell’impiego di queste tecnologie e della nanomedicina – Questo è in parte anche dovuto alle poche opportunità di dialogo tra scienziati di diverse branche della medicina e della bioingegneria. Non dobbiamo dimenticare che quello dei dispositivi medici è un comparto caratterizzato da alta tecnologia e   rapido tasso d’innovazione. L’Italia gioca un ruolo di primo piano a livello internazionale e che riguarda diverse aree scientifico-tecnologiche: dalla fisica alla meccanica, dalla biologia alla   scienza dei materiali, dall’ingegneria clinica all’elettronica. D’ora in avanti solo una più proficua collaborazione potrà consentire al biomedicale di essere sempre più competitivo. Speriamo che l’evento di Verona rappresenti l’anno zero di una nuova era in cui questa partecipazione possa svilupparsi in maniera attiva e costante. La cooperazione, infine, necessita di una governance politica oltre che scientifica per fare sistema come Paese. Così si eviterà che i prodotti italiani abbiano difficoltà a svilupparsi entro i confini nazionali e che si sia costretti a trovare ‘ascolto’ all’estero”.

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